Pescasseroli–Candela

Nicola Ranieri · 6 settembre 2026

Dove il Pescasseroli–Candela entra nelle mura di Altilia, alla fine di agosto

L'ultima giornata del cammino di fine agosto è terminata dentro le mura romane di Altilia, presso Sepino, ma la storia di quei sei giorni comincia quattro tappe prima, sui prati sopra Alfedena, quando una cagna bianca ha lasciato il suo gregge e ha deciso di camminare con il gruppo.

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Il gruppo di dodici persone era partito da Pescasseroli il 24 agosto, seguendo il tratturo lungo l'alta valle del Sangro, con tappe comprese fra i quindici e i ventidue chilometri. La quota, sopra i mille metri, manteneva fresche le mattine e quasi fredde le sere, e il furgone spostava le valigie ogni giorno, lasciandole davanti alle camere prima dell'arrivo. Nulla, nelle prime due giornate, lasciava prevedere che il cammino avrebbe avuto un tredicesimo partecipante.

Seicento pecore e un pastore che non si stupisce

La mattina del 26 agosto, sui prati sopra Alfedena, il tratturo è stato attraversato da un gregge di circa seicento pecore che scendeva lentamente verso i pascoli più bassi. Lo guidava Domenico, un pastore di sessant'anni che compie ancora a piedi la transumanza fra la montagna e il fondovalle, accompagnato dal figlio e da quattro cani bianchi dal pelo spesso. Il gruppo si è fermato a guardare il passaggio per quasi mezz'ora, e Domenico ha raccontato che le sue pecore conoscono la strada meglio di lui, perché la percorrono da generazioni nello stesso giorno dell'anno.

Quando il gregge si è allontanato, una delle cagne è rimasta indietro, seduta in mezzo al tratturo, a guardare il gruppo che riprendeva il cammino. Dopo un centinaio di metri si è alzata e lo ha seguito, prima a distanza, poi sempre più vicino, finché si è messa in testa alla fila come se fosse sempre stata lì. Qualcuno è tornato indietro a chiamare Domenico, che ha alzato le spalle senza preoccuparsi: «È fatta così, ogni tanto va a vedere il mondo. Torna quando vuole, sa la strada meglio di voi.»

Neve, che arrivava prima a ogni fontana

Il gruppo l'ha chiamata Neve, per il colore del pelo, e Neve ha passato la notte distesa davanti alla porta della masseria di Castel di Sangro, rifiutando la coperta che le era stata preparata nel portico. La mattina dopo era già in piedi alle sette, accanto al furgone, e da quel giorno ha camminato con il gruppo dall'inizio alla fine di ogni tappa. Arrivava per prima a ogni fontana, beveva a lungo e poi aspettava seduta che tutti avessero riempito le borracce, prima di riprendere la strada.

Il momento più teso è arrivato il quinto giorno, quando il tratturo passava accanto a uno stazzo custodito da tre cani da guardia che non conoscevano nessuno. Si sono lanciati verso il gruppo abbaiando, e Neve si è messa in mezzo senza fretta, con il pelo dritto sulla schiena e un ringhio basso che nessuno le aveva ancora sentito. I tre cani si sono fermati a pochi metri, hanno annusato l'aria e sono tornati verso lo stazzo, mentre lei riprendeva il suo posto in testa alla fila come se nulla fosse accaduto.

Da Porta Bojano a Porta Benevento

Avvicinandosi a Sepino il tratturo scende verso una pianura coltivata, e la città romana di Altilia appare quasi all'improvviso, con le mura di pietra chiara che interrompono la linea dei campi. Si entra da Porta Bojano e si esce da Porta Benevento, seguendo lo stesso asse che per secoli hanno percorso le greggi, e il passaggio dentro l'antico abitato dura soltanto pochi minuti. Il gruppo si è fermato a lungo fra le colonne del foro, all'ombra di un muro, mentre Neve dormiva sulle lastre del decumano, ancora tiepide di sole.

Verso le cinque del pomeriggio un fuoristrada si è fermato davanti a Porta Benevento, e ne è sceso il figlio di Domenico, che aveva seguito il gruppo tappa dopo tappa grazie alle notizie dei proprietari delle masserie. Neve lo ha riconosciuto da lontano ed è corsa verso di lui senza voltarsi, poi è tornata indietro un'ultima volta, ha girato fra le gambe di tutti e infine è salita sul sedile posteriore. Il figlio ha detto che il padre la aspettava per la discesa di settembre, e che una settimana di vacanza, in fondo, se l'era meritata.

La cena si è svolta nella masseria vicina, dove il fuoco non sarebbe servito per il caldo, ma è stato acceso ugualmente per le letture, come in tutte le altre tappe. Si è letta una pagina sui cani della transumanza, che per secoli hanno accompagnato le greggi lungo questi stessi tratturi, e la serata è finita con il racconto, ripetuto da più voci, di quel ringhio basso davanti allo stazzo. La prossima partenza su questo percorso è in calendario per la metà di maggio, quando i prati dell'alta valle del Sangro saranno in fiore e il gregge di Domenico salirà di nuovo verso la montagna.

Lettera del fuocoChi riceve la lettera legge i resoconti una settimana prima, insieme ai racconti che sul taccuino non escono Nel taccuino, subito dopoPerché le taverne del tratturo sorgevano a una giornata di cammino l'una dall'altra